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Località

Bollate
Comune italiano

Bollate è un comune italiano di 36 476 abitanti della città metropolitana di Milano, in Lombardia. Integrato nella conurbazione del retroterra milanese,

è uno degli 11 comuni nell'area del Parco delle Groane.Bollate è a nord ovest di Milano, a circa 12 chilometri a nord dal centro del capoluogo, mediamente a 150 m s.l.m. Le frazioni di Bollate sono: Cascina del Sole, Cassina Nuova, Castellazzo e Ospiate.

Il nome Bollate ha due possibili interpretazioni: l'una lo individua derivante dal celtico beola, betulla, con riferimento agli alberi di tale specie che ancora al giorno d'oggi sono presenti in parte del suo territorio, precisamente nella zona di Castellazzo, dove il terreno a ferretto delle Groane permette la presenza di questa specie tipica della montagna e delle prealpi. L'altra interpretazione fa risalire il toponimo al termine di derivazione latina bula, pozza d'acqua, con riferimento ai fontanili, presenti in gran numero sul territorio bollatese. Bollate si trova infatti sulla linea delle risorgive.

I primi insediamenti dei Celti nella pianura padana sono datati intorno al V secolo a.C.; a testimonianza di una presenza stabile nel territorio a nord di Milano sono ascrivibili i ritrovamenti di tombe celtiche a Paderno Dugnano, Castellazzo, Garbagnate e a Baranzate (nella zona di via Nazario Sauro).

Come noto, i combattimenti tra Celti e Romani furono lunghi e cruenti iniziando dal II secolo a.C., quando i Romani conquistarono parte della Gallia Cisalpina, e terminarono verso il 50 a.C. dopo che Giulio Cesare conquistò la Gallia Transalpina e concesse la cittadinanza romana ai Celti.

In età romana era presente un insediamento militare fortificato collocato in posizione molto prossima all'attuale centro cittadino (via Roma, vicolo dei Romani, Cantun Sciatin) a sinistra del torrente Pudiga.

Tra il V e il VII secolo d.C. divenne una delle Pievi più importanti del territorio a nord di Milano.

Il documento più antico che cita il toponimo Bollate (o meglio Bolate) è relativo alla donazione di terreno alla Chiesa prepositurale di San Martino (ancor oggi patrono della città) nel 1039.

Nell'XI secolo Milano acquistò una crescente importanza ed indipendenza dal Sacro Romano Impero. Distrutta nell'aprile del 1162 da Federico I Barbarossa, rinacque dopo la vittoria della Lega Lombarda nella battaglia di Legnano. La Pieve di Bollate sostenne inizialmente la lotta dell'imperatore Federico Barbarossa contro Milano; Ambrogio da Bollate guidò i propri compagni nei combattimenti ingaggiati a porta Vercellina dove morì nel 1161. Successivamente cambiarono alleanza e, aderendo alla Lega Lombarda, combatterono a fianco dei milanesi nel corso della famosa battaglia di Legnano del 29 maggio 1176. Da documenti della Piave di Bollate è possibile dedurre che a quell'epoca il comune fosse cinto da mura e disponesse di due castelli: uno sul torrente Pudiga (nel tratto ora tombianto) tra attuali piazze Solferino e San Francesco e l'altro vicino a vicolo dei Romani.

La pieve di Bollate spopolatasi al tempo delle lotte tra le opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini, cui seguirono quelle tra i Visconti e i Torriani, e successivamente funestata dalla peste, nel corso del medio evo perse gradualmente la sua rilevanza. Intorno al 1570 si trasformò in contea che divenne feudo dello spagnolo don Jorge Manriquez de Lara. Agli inizi del Seicento la contea evolve in marchesato alle dipendenze del Ducato di Milano.

Il governo di Napoleone dispose un potente ampliamento del comune: nel 1809 furono annessi Baranzate e Roserio, nel 1811 furono incorporati Novate, Vialba e Cassina Triulza, salendo da 1459 a 2898 abitanti.

Nel 1812 il generale Carlo Badile si spinse fino alle porte di Milano con l'intento di annettere con le armi la famigerata contrada cisalpina di Quarto Oggiaro, rinomata per la produzione di lame e mirra. Dopo un assedio di 46 giorni, l'intervento austriaco spinse i bollatesi oltre le rive del Seveso. Tuttavia gli animi espansionistici da quel giorno non furono mai più sopiti.

Con regio decreto del 17 marzo 1869 Bollate annesse Baranzate e Cassina Nuova. Significativo l'aumento della popolazione negli anni novanta, per effetto della massiccia urbanizzazione (oltre 700000 m² di edificazioni residenziali): gli abitanti del comune, prima della separazione di Baranzate, erano arrivati a 50000. La frazione di Baranzate è stata eretta comune autonomo con legge regionale 22 maggio 2004 n. 13 in vigore dall'8 giugno 2004. Al netto degli abitanti di Baranzate, la popolazione (dicembre 2006) del comune di Bollate risulta essere di 37360 unità.

Comune limitrofo  a Milano con un centro di aereo club,  adiacente al parco nord,

 

Buti

Comune italiano
Buti è un comune italiano di 5.778 abitanti della provincia di Pisa. Wikipedia
Area: 23,1 km²
Altitudine: 85 m
Meteo: 12 °C, vento O a 26 km/h, umidità 29%
Ora locale: giovedì 16:57

Geografia

Di probabile origine romana, il borgo di Buti è situato sulle pendici orientali del Monte Pisano, sulle rive del Rio Magno; il territorio del comune annovera tre centri abitati: Buti, La Croce e Cascine, collegati tra loro dalla strada provinciale che costeggia il Rio Magno.

Clima

Territorio

Storia

Il toponimo è attestato per la prima volta nel 1068 come Buiti e deriva dal latino tardo bucita, "pascolo di buoi".

La prima attestazione scritta dell'esistenza del borgo riguarda l'edificazione di due chiese ed è dell'anno 841; nel secolo XI il territorio era già stato dotato di un potente sistema difensivo, al punto che ben otto castelli svettavano sulle cime dei monti della zona: il Castello di Panicale, Castell'Arso, il Castello di Farneta, il Castello di Santo Stefano in Cintoia, Castel di Nocco, Castel Tonini, Castel San Giorgio e il Castello di Sant'Agata. Alcuni di essi sono andati perduti nel corso dei secoli, altri sono sopravvissuti e si possono ancora visitare, come Castel di Nocco e Castel Tonini, che rappresentano a tutt'oggi piccoli borghi abitati.

Buti fu uno dei borghi che partecipò alle accanite lotte fra i territori di Lucca, Pisa e Firenze, così che venne ad essere distrutto e ricostruito più di una volta. La particolare posizione geografica del Comune, il fatto cioè che sia quasi completamente circondato dai Monti Pisani, ha influenzato notevolmente l'economia butese. Un tempo borgo a carattere essenzialmente agricolo, basava la propria attività sulla produzione olearia, sulla raccolta di castagne e la lavorazione del legno; l'olivo e il castagno erano infatti le maggiori risorse della zona. Dal secolo XIX venne ad incrementarsi la produzione artigianale di ceste, gabbie e corbelli, mentre nel Novecento si sviluppò l'attività legata all'industria mobiliera.

L'artigianato rimane ancora oggi la risorsa che caratterizza l'area di Buti; in particolare, con l'adesione alla “Strada dell'Olio: Monti Pisani” è valorizzato il forte contributo butese alla produzione olearia della zona, anche attraverso la messa a disposizione di due moderni frantoi che vengono utilizzati da diversi comuni della provincia.

Simboli

Lo stemma è "d'oro, all'aquila al naturale, coronata d'oro, tenente negli artigli due ramoscelli d'olivo e di castagno, al naturale". L'aquila ricorda l'imperatore Ottone II che avrebbe donato il simbolo alla chiesa e al popolo butese. L'antica bandiera di questo comune era costituita da un drappo di colore bianco con tre punte alla base, bordate di frangia argentata con in alto la scritta in lettere dorate "COMUNE DI BUTI" e al centro lo stemma comunale.

Monumenti e luoghi di interesse

Architetture religiose


 
La pieve di San Giovanni Battista

Architetture civili

Villa Medicea

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Medicea di Buti.

Sita nel nucleo più antico del paese, la villa sorse per volere dei Medici nel secolo XVI sulle rovine di una preesistente fortezza edificata nel secolo XI; al di sotto della sopraelevazione cinquecentesca delle mura di cinta si scorge ancora la fortificazione medievale. Quella che divenne la Villa Medicea era inizialmente costituita da una torre e da un'abitazione dei capitani fiorentini; nel secolo XVII l'edificio venne ampliato dall'amministratore della fattoria medicea di Cascine, Pier Maria di Domenico Petracchi, e nel secolo successivo fu ceduto ad un acquirente, Giovanni Maria Berti. All'epoca, la villa constava, oltre che dell'edificio residenziale, di un orto, una chiesa, le scuderie ed un giardino. Fino alla fine del Settecento la villa mantenne le caratteristiche di villa padronale, preposta cioè all'amministrazione delle attività agricole. Dopo il passaggio ad un nuovo proprietario, Santi Banti, nella seconda metà del secolo XVIII, essa divenne, con il nome di “Villa Delizia”, una vera e propria abitazione di lusso: sono di questo periodo i famosi affreschi del Giarrè, artista che lavorò anche alla Certosa di Calci. La villa si sviluppa su tre piani ed una cantina nel piano interrato; sia il pian terreno che il piano nobile si articolano attorno ad un salone centrale sul quale si aprono diverse stanze riccamente affrescate. La soffitta, utilizzata un tempo per l'essiccazione di cereali e frutti, è scandita da tre arcate.

Il giardino della villa si estende su tre terrazzamenti che corrispondono ai livelli della cantina, del primo e del secondo piano ed è ornato da fontane, statue ed aiuole. Nei pressi della villa esisteva un passaggio segreto che dovette servire a nascondere o a permettere la fuga delle personalità dell'epoca in caso di pericolo; tale passaggio è costituito da una grotta naturale che oggi non è più accessibile.

Qui sono state girate alcune scene del film N (Io e Napoleone) vincitore del premio Strega nel 2000 e diretto Paolo Virzì con protagonisti del calibro di Monica Bellucci, Daniel Autiel, Elio Germano e Valerio Mastandrea.

Panicale

La borgata di Panicale è situata sulle sponde del Rio Magno, percorrendo la strada che da Buti sale al Monte Serra. Nel paese, che conserva tracce evidenti della planimetria originaria, sono tuttora presenti gli antichi frantoi e i mulini ad acqua che caratterizzavano il piccolo abitato. Essi vennero costruiti in pietra verrucana; si vedono ancora le ruote che azionavano le mole, i canali che convogliavano l'acqua del torrente ed anche le arcate di accesso ai cortili.

Altre architetture civili

Architetture militari

Castel Tonini


 
Castel Tonini

Castel Tonini è la fortificazione che domina e proteggeva l'antico borgo di Buti, situato sulla riva destra del Rio Magno; è ancora presente la porta di accesso al paese, benché le mura che cingevano il nucleo storico siano oggi scomparse. Il castello ha subito un importante restauro nei primi del Novecento quando sulla sua mole alta e massiccia, che conserva le caratteristiche dei fortilizi medievali, si sono stagliate eleganti bifore in stile gotico, traccia dell'ambizione estetica del committente. L'edificio, pur ben conservato, è di proprietà pubblica ma è a tutt'oggi impraticabile. Il borgo antico, che si sviluppa alle spalle di Castel Tonini, mantiene ancora numerose strade ed edifici che riportano all'antica atmosfera medievale, nonostante le inevitabili modifiche e ristrutturazioni subite nel corso del tempo.

Castel di Nocco

Se da Buti si percorre la strada che conduce a Vicopisano, dopo un chilometro circa si incontra l'antico borgo fortificato di Castel di Nocco. Il castello prende il suo nome da Nocco Bonfigli, che nel secolo XIV si distinse nella difesa del piccolo borgo e venne edificato forse per sostituirsi alle due rocche che nel Medioevo controllavano la strada che collegava Buti a Vicopisano; Castel di Nocco faceva infatti parte di un più ampio sistema difensivo del territorio: era allineato a levante col castello di Sant'Agata, a ponente con la fortificazione situata alle pendici del Monte Roccali. Di tale fortificazione si vedono oggi solo resti costituiti da cumuli di pietre squadrate. Il paese ha mantenuto le caratteristiche di borgo medievale, anche se delle mura di cinta rimangono solo i sottostanti terrapieni in pietra, che mostrano la planimetria longitudinale dell'antico castello. Tra le rovine della sua chiesa medievale, intitolata a San Michele Arcangelo, fu rinvenuta nel secolo XIX una lapide con la scritta Ara Cerasi, che fece supporre la presenza in antico di un tempio di Cerere, dea romana delle messi. Dell'antico edificio religioso sono ancora visibili i muri perimetrali in pietra che racchiudono gli altari laterali in pietra serena e la zona del presbiterio.

Castello di Sant'Agata o di Monte d'Oro

Ubicato sulla cima del Monte d'Oro, è raggiungibile da un sentiero che parte dal paese di Castel di Nocco. La fortificazione, secondo alcuni di chiara origine longobarda, fu probabilmente distrutta nel secolo XII, durante le guerre fra Pisa e Lucca, ma si vedono ancora le rampe di accesso, sia sul lato a settentrione che su quello a sud, e il basamento delle due torri, delle quali una era probabilmente una torre-vedetta. La superficie interna del castello, a planimetria irregolare, è ormai occupata dagli ulivi, mentre ancora ben visibili sono le mura di cinta, costituite da un muraglione-terrapieno su cui in alcuni punti, nella parte sud-est della muratura, è conservato il cammino di ronda.

Aree naturali

A.N.P.I.L. Stazione Relitta di Pino Laricio

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Area naturale protetta di interesse locale Stazione Relitta di Pino Laricio.

L'Area protetta, istituita dall'autorità comunale di Buti nel 1997, è dal 1999 nell'elenco delle Aree Protette Regionali. Si estende per 124 ettari alle pendici orientali del Monte Pisano, delimitata a nord dal Monte Cucco e a sud dal rio Tanali. L'A.N.P.I.L. è stata istituita appositamente a tutela del biotipo di stazione relitta del Pino laricio, una sottospecie del Pinus nigra che nell'area del Mediterraneo è presente solo in alcune zone quali i Monti Pisani, la Calabria e la Corsica.

Gli esemplari di pino laricio crescono attorniati da una vegetazione costituita prevalentemente dal pino marittimo, dal castagno, dalla quercia, dall'alloro, dall'acacia e dal sorbo e tutta l'area riveste particolare importanza dal punto di vista botanico e naturalistico.

Nell'area esiste un'antica cava di ardesia un tempo utilizzata per le coperture dei tetti, un bosco di pregio naturalistico e aree umide dove quasi certamente nidifica il merlo acquaiolo; è inoltre ipotizzata la presenza di varie specie di anfibi quali la salamandra pezzata, che rappresenta un interessante campione della fauna erpetologica.

Riserva naturale Monte Serra di Sotto

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Riserva naturale provinciale Monte Serra di Sotto.

L'ex Area naturale protetta di interesse locale Serra Bassa, oggi Riserva naturale provinciale Monte Serra di Sotto, si estende per 400 ettari sul versante sud-orientale dei Monti Pisani e a nord-ovest del centro abitato di Buti, e comprende il versante orientale del Monte Cimone e quello occidentale del Monte Passatoio.

La presenza di una vasta area boschiva ha consentito lo sviluppo di alcune specie di funghi quali il Calocybe leucocephala o la Russula chloroides.

Le estese pinete di pino marittimo e boschi di sclerofille sempreverdi e caducifoglie, i castagneti e le conifere costituiscono l'affascinante paesaggio dell'area; da ricordare è inoltre la presenza della Listera ovata, della Anacamptis laxiflora e, tra le piante crittogame, della Spagnum; tra le piante vascolari, di grande interesse sono le Drosere, tra cui la Rhynchospora alba.
Dal punto di vista faunistico è qui presente una diversificata gamma di specie: la lucertola muraiola, la natrice dal collare, il colubro d'Esculapio, il biacco, le salamandre. Tra i mammiferi si contano il quercino e il moscardino, ma anche l'istrice, l'arvicola ed il pipistrello nano. Infine l'avifauna annovera tra le specie della zona il gheppio, il passero solitario e la tottavilla.

Cardedu

(Cardedu in sardo) è un comune italiano di 1.711 abitanti della provincia dell'Ogliastra in Sardegna.

Storia

Cardedu è un centro di recente costituzione, aggregazione di una serie di interventi costruttivi nati da eventi calamitosi: dopo l'alluvione del 1951 un certo numero di abitanti del comune di Gairo è costretto ad abbandonare le proprie case e a trasferirsi nella piana vicino al mare. Nel 1966, per venire incontro alle esigenze di alcune famiglie che preferiscono stabilirsi in una zona più a monte nasce il Borgo di Cardedu, costituito inizialmente dalla chiesa, la scuola elementare, la caserma dei Carabinieri e gli uffici del Consorzio di bonifica del Pelau-Buoncammino. Attorno a questo primo insediamento, chiamato la borgata vengono in seguito costruite delle abitazioni che una volta finite sono occupate da famiglie provenienti da Gairo. E di Gairo Cardedu diviene frazione, sino a che, nel 1984 diventa comune autonomo, come testimonia il numero romano nel capo dello stemma comunale.

Monumenti e luoghi di interesse

A causa della sua recente costituzione, non esistono edifici di rilevanza storica, tuttavia nel territorio di Cardedu è possibile ammirare diversi siti archeologici, quali nuraghi di Perda e pera, le domus de janas nella località Cucuddadas, e infine un imponente pozzo sacro denominato Su Presoneddu. Quest'ultimo ancora integro è completamente abbandonato, non essendo mai considerato motivo di pregio da parte delle amministrazioni locali, nonostante l'importanza archeologica, ora rischia di esser costantemente rovinato dall'incuria del tempo e dei vandali. Di notevole pregio artistico è la Via Crucis donata di recente dall'artista di Ulassai, Maria Lai, per la chiesa patronale del paese.

 

Cassina de' Pecchi,

Comune Italiano:

Cassina de' Pecchi è un comune italiano di 13.324 abitanti della provincia di Milano, situato lungo la Strada statale 11 Padana Superiore a circa 16 chilometri a nord-est dal centro di Milano

  1. Popolazione:     13.130   (31 dic 2010)
  2.  
  3. Area:     7 km²
  4. Meteo:    27 °C, vento S a 6 km/h, umidità 45%

 

 
 
 
Cigliano è un comune italiano di 4.579 abitanti della provincia di Vercelli, in Piemonte. Wikipedia
Area: 25,4 km²
Meteo: 11 °C, vento N a 8 km/h, umidità 100%

 

  1. Cinisello Balsamo
    Comune italiano
  2. Cinisello Balsamo è un comune italiano di 74.905 abitanti della provincia di Milano, in Lombardia. Si è formato nel 1928 dall'unificazione dei due distinti comuni di Cinisello e Balsamo, che individuano ancora oggi i due principali quartieri della città.

    Per numero di abitanti è il terzo comune della provincia di Milano dopo il capoluogo e Sesto San Giovanni, il nono in Lombardia.[6]

  3.  
  4.  
  5. Area: 12 km²
  6. Meteo: 8 °C, vento a 0 km/h, umidità 98%
  7. Ora locale: lunedì 12:05

 

La storia di Cusano inizia nel 337, anno in cui giunsero in questi territori dei giudici inviati dall'imperatore Gioviano: assunsero ben presto il nome di Capuani, essendo loro originari di Capua. Mandati per svolgere funzioni amministrative, ottennero ben presto la qualifica di conti. Intorno all'anno Mille, il potere sarebbe passato alla famiglia dei Cusani, alla quale la precedente aveva devoluto i propri beni. Durante il periodo della dominazione Spagnola fu legato amministrativamente al Feudo di Desio, di cui seguì le sorti fino al 1657, quando fu scisso e ceduto alla famiglia Omodei. Il palazzo Omodei ospita gli affreschi degli anni 1654-1655 dipinti da Carpoforo Tencalla.

Un ramo della nobile famiglia Aliprandi, che discende dal nobile Giulio Cesare Aliprandi, figlio di Gaspare, ammesso nel 1584, con prove di nobiltà, nel Collegio dei Nobili Giureconsulti di Milano, fratello di Luigi Aliprandi ricevuto nel 1587, con prove di nobiltà, nell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, nella seconda metà del Settecento si trasferì a Cusano dove aveva possessi terrieri e una villa. Tra i suoi membri annovera il Cav. Vincenzo Aliprandi, sindaco di Cusano sul Seveso dal 1888 al 1904[2].

Ai primi dell'Ottocento il Comune - retto da deputati, dei quali uno fungeva da presidente - era molto efficiente e possedeva già un archivio, i cui primi atti risalgono al 1816. Nel 1860 venne istituito il Consiglio Comunale e fu anche nominato il primo sindaco, nella persona di Giovanni Panizzoni, farmacista. Due anni dopo, Cusano divenne Cusano sul Seveso e nel 1869 vi si aggregano Cormano e Brusuglio, ma appena un anno dopo si staccarono di nuovo. Nel 1875 si acquistò il terreno per la costruzione della prima Casa Comunale, che venne terminata nel 1879.


Panoramica storica di Milanino

Col Novecento si ebbero i primi momenti di vera svolta nella storia del paese, a cominciare dall'edificazione della città-giardino di Milanino, la prima costruita in Italia sul modello di quelle realizzate in Inghilterra. Suo ideatore, il bresciano Luigi Buffoli, tra i primi nel mondo a capire l'importanza ed il valore sociale delle Cooperative, non solo quelle di consumo ma anche nel campo dell'edilizia, vista soprattutto come esperienza sociale. Nel 1915 nacque quindi la Cusano Milanino che oggi conosciamo.
Milanino è nato quindi per soddisfare i "bisogni abitativi" della classe media, riunitisi nella cooperativa fondata da Luigi Buffoli nel 1886: l'Unione Cooperativa,che si arricchì fra il 1909 e il 1923 di eleganti ville e villette, in stile Liberty ed eclettico. Negli ultimi decenni, Milanino è divenuto oggetto di una specifica tutela da parte del Comune mentre la Regione Lombardia ha posto il vincolo di tutela ambientale.

Nei documenti, già nel Medioevo, il territorio dell'attuale Cusano veniva indicato come Cusanum o Cuxanum (prima fonte certa, un documento del 1689), ma non vi sono fonti specifiche che ne indichino una possibile derivazione. Rimasto fino al 1862, il toponimo Cusano, divenne poi Cusano sul Seveso. Tale richiesta, proveniente dall'ente chiese, nasceva dalla larga presenza di altri comuni del Regno d'Italia con lo stesso nome. Il regio decreto risale al 14 dicembre 1862. Lo stesso ente optò in seguito, nel 1914, ad un ulteriore mutamento del nome, divenuto Cusano Milanino, in riconoscimento anche alla costruenda città-giardino. Tale altro regio decreto risale invece al 1º agosto 1915.

Firenze
 
Comune italiano
 
Firenze è un comune Italiano di 382.900 abitanti, capoluogo della Toscana e centro della propria città metropolitana, con una popolazione di 1.012.180 abitanti. È l'ottavo comune italiano per popolazione e il primo della Toscana. Wikipedia
Altitudine: 50 m
Meteo: 10 °C, vento E a 10 km/h, umidità 82%
 

Firenze (IPA: /fiˈrεnʦe/; pronuncia[?·info]; anche Fiorenza nel Medioevo,[4][5]Florentia in latino) è un comune Italiano di 382.900 abitanti[6], capoluogo della Toscana e centro della propria città metropolitana, con una popolazione di 1.012.180 abitanti. È l'ottavo comune italiano per popolazione e il primo[7] della Toscana.

La città di Firenze è il cuore dell'Area metropolitana Firenze - Prato - Pistoia, una conurbazione che conta oltre 1 520 000 abitanti[8][9].

Nel Medioevo è stato un importante centro culturale, commerciale, economico e finanziario. Nell'età moderna ha ricoperto il ruolo di capitale del Granducato di Toscana, dal 1569 al 1859, con il governo delle famiglie dei Medici e dei Lorena. Fu capitale d'Italia dal 1865 al 1871, dopo l'unificazione del Paese (1861).


 
Panorama di Firenze da Piazzale Michelangelo

Importante centro universitario e patrimonio dell'umanità UNESCO, è considerata il luogo d'origine del Rinascimento ed è universalmente riconosciuta come una delle culle dell'arte e dell'architettura, nonché rinomata come una delle più belle città del mondo, grazie ai suoi numerosi monumenti e musei – tra cui il Duomo, Santa Croce, gli Uffizi, Ponte Vecchio, Piazza della Signoria e Palazzo Pitti.

 

JESOLO

Il territorio si estende lungo la costa veneziana, su un territorio pianeggiante che si affaccia sul mare Adriatico ed è orlato dalla laguna di Jesolo (22 km²), dai fiumi Sile e Piave, e alle foci di questo dall'antistante laguna del Mort, e dall'Adriatico. La valle di Dragojesolo è, insieme a quella di Grassabò, la più estesa della laguna Nord. La fascia costiera è bassa e sabbiosa. Fino agli anni 50 cioè prima della urbanizzazione la spiaggia di Jesolo raggiungeva una larghezza di 500 m.

La stragrande maggioranza delle aree urbanizzate della città, si trovano su una sorta di "isola", delimitata dai fiumi: Piave nuovo (ad est),Piave Vecchio ad ovest con le acque del Sile da Caposile e nel letto del vecchio Piave e dal canale artificiale Cavetta ( che parte dal centro di Jesolo paese e si inoltra verso Cortellazzo.

Legnano è un comune italiano di 59.119 abitanti in provincia di Milano a circa 20 km dal capoluogo lombardo. Situata nell'Alto Milanese ed attraversata dal fiume Olona, è la tredicesima città più popolosa della Lombardia.

Lomazzo
Comune italiano
Lomazzo è un comune italiano di 9669 abitanti della provincia di Como in Lombardia. Wikipedia
Area: 9 km²
Meteo: 11 °C, vento N a 11 km/h, umidità 96%
Ora locale: venerdì 18:49

 

  1. Novate Milanese
    Comune italiano
  2. Novate Milanese è un comune italiano di circa 20.000 abitanti della provincia di Milano, in Lombardia, ed è posto a circa 8 chilometri a nord dal centro della città di Milano.

Paderno Dugnano-Stemma.png

L'origine di questo stemma risulta essere molto articolata, ma caratterizzata da una ben precisa motivazione di contenuto storico. La figura del castello fa riferimento ad un'antica fortificazione, i cui resti sono stati rintracciati sul territorio della frazione di Palazzolo. La figura del caldaio, ovvero della caldaia che sovrasta il castello, deriva dallo stemma della famiglia lombarda dei Calderari, che dal 1683 era stata investita del feudo di Paderno; il bandato d'argento e di verde di sei pezzi deriva dallo stemma della famiglia milanese dei Dugnani, che dal 1683 risulta siano stati i feudatari della terra di Dugnano; infine le due "fasce" di rosso, in campo d'argento derivano dallo stemma della famiglia lombarda degli Imbonati, che a partire dal 1697 erano stati i feudatari della terra di Cassina Amata, oggi frazione di Paderno Dugnano. Con D.P.R. del 25 settembre 1989, al Comune di Paderno Dugnano è stato concesso il titolo di Città.


 
Piazza della Resistenza, sede del Municipio di Paderno Dugnano

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture civili

Villa Calderara, Origoni, De Capitani D'Arzago

La villa viene costruita dalla famiglia Calderara nella prima metà del Settecento: questa datazione si può evincere da aspetti stilistici particolari come i balconcini in ferro battuto sagomati all'andalusa. L'edificio è stato eretto su precedente edificio medievale e presenta una forma barocchetta, risultato di successive aggiunte e modifiche che hanno complessificato l'originale pianta a "U", composta dal corpo principale (quello che si affaccia lungo l'antica Comasinella, l'attuale via Gramsci) e da due brevi ali minori. Nel 1936, l'ala meridionale del nucleo principale subisce due modifiche in quanto viene alterato l'edificio che prolunga tale ala all'interno del giardino, venendo adibito a scuderie e fienili, e viene alterato il corpo che si addossa al lato meridionale dell'ala sud e costituisce l'attuale ingresso dell'edificio.[9]

Un secolo dopo la costruzione della villa Calderara, la proprietà passa alla famiglia Origoni (o Arrigoni) e successivamente due sorelle di questa famiglia si spartiranno l'eredità familiare: la maggiore, sposata De Capitani, acquisì questa villa, all'altra spettò, invece, la villa Maga, essendo lei divenuta Maga per matrimonio.[9]

Villa Maga, Asinari di Bernezzo, Calderara

Costruita tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII, la Villa Maga è un edificio del centro storico di Paderno appartenuto, inizialmente alla famiglia dei Calderari e successivamente ai Maga.[10] L'edificio presenta una pianta a corte con un'ala prominente verso nord; tale ala è raggiungibile tramite un viale alberato privato, visibile dall'antica strada Comasinella. L'ala orientale della villa è sovrastata da una torretta belvedere che permette di affacciarsi sul parco della villa. La torretta è dotata di sei bifore, due per lato sulla facciata meridionale e su quella settentrionale, una per lato su

Territorio

Il comune sorge nell'alta pianura lombarda, a 163 m s.l.m., al margine meridionale della Brianza. Il territorio comunale è per la quasi totalità urbanizzato, ad eccezione della zona agricola orientale e settentrionale compresa nel Parco Grugnotorto Villoresi e di alcune aree a ridosso del fiume Seveso, il corso d'acqua che attraversa la città da nord a sud. Un ulteriore corso d'acqua che attraversa Paderno Dugnano è il canale Villoresi, non lontano dal quale corre il confine che divide Paderno Dugnano dal comune di Varedo.

Facente parte dell'area urbana della Grande Milano, e confinante con i comuni di Bollate, Cinisello Balsamo, Cormano, Cusano Milanino, Limbiate, Nova Milanese, Senago e Varedo, Paderno Dugnano è un comune della prima cintura urbana di Milano ed è situato a circa una decina di chilometri, in linea d'aria, a nord da Piazza del Duomo di Milano.

Clima

Secondo la classificazione climatica il comune è situato in "zona E", 2404 GR/G e dunque il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile [4].

Situata nell'alta pianura padana, Paderno Dugnano ha un clima di tipo continentale con inverni freddi e con molte giornate di gelo ed estati calde, umide e moderatamente piovose;[5] in quest'ultimo periodo, in particolare, le temperature, possono superare i 30 °C e l'umidità che può raggiungere l'80%, causando il fenomeno dell'"afa".[5] Come nel resto della Grande Milano, al contrario, il fenomeno della nebbia, una volta tipico del periodo autunnale e invernale, sta diventando via via sempre meno frequente.[6]

Storia

Il borgo di Paderno confinava a sud con Cusano e a nord con Dugnano. Una prima esperienza d'unione con la località settentrionale risale all'età napoleonica nel 1810, ma fu interrotta con la proclamazione del Regno Lombardo-Veneto. Nel 1862 assunse il nome ufficiale di Paderno Milanese per distinguersi da altre località omonime.[7]

In seguito all'unità d'Italia si cominciò a pensare alla riorganizzazione interna del paese, così con il regio decreto del 17 marzo 1869 a Paderno Milanese vennero annesse Dugnano, Incirano, Cassina Amata e Palazzolo Milanese. La scelta definitiva del nome da attribuire al nuovo comune unificato fu particolarmente difficoltosa. Un suggerimento arrivò persino da Alessandro Manzoni il quale propose la denominazione di Padergnano che tuttavia fu poco apprezzata.

Nel 1880 il Consiglio Comunale deliberò il nome di Borgosole, che però risultò poco accetto e venne abolito tramite una petizione firmata dalla maggioranza dei cittadini. Soltanto il 1º febbraio del 1886, in seguito ad un regio decreto, venne sancita l'attuale denominazione di Paderno Dugnano.

Simboli

Stemma

Perdasdefogu è un comune italiano di circa 2.122 abitanti situato nella provincia dell'Ogliastra a 600 m s.l.m. Nel suo territorio ha sede il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze del Salto di Quirra.

Comune lombardo, in provincia di Milano, con più di diecimila abitanti. Il territorio comunale confina con quello di Milano. Pero è gemellata con Fuscaldo (Cosenza-Calabria).

Dove
Regione Lombardia
Provincia Milano (MI)
Zona Italia Nord Occidentale
Popolazione Residente
10.324 (M 4.989, F 5.335)
Densità per Kmq: 2.064,8
Superficie: 5,00 Kmq
Codici
CAP 20016
Prefisso Telefonico 02
Codice Istat 015170
Codice Catastale C013
Informazioni
Denominazione Abitanti peresi
Santo Patrono Sant'Elisabetta
Festa Patronale seconda domenica di settembre
Dati Statistici sul Comune

 

RHO
Comune di San Gavino Monreale
Città dello Zafferano.

 

San Giuliano Milanese
Comune italiano

San Giuliano Milanese è un comune italiano di 38 174 abitanti della città metropolitana di Milano,

in Lombardia. È situato a circa 15 chilometri a sud-est dal centro di MilanoSan Giuliano Milanese (San Giuliàn in dialetto milanese, e semplicemente San Giuliano fino al 1893) è un comune italiano di 38 174 abitanti[1] della città metropolitana di Milano, in Lombardia. È situato a circa 15 chilometri a sud-est dal centro di Milano.

Il piccolo borgo di San Giuliano si sviluppò in età medievale intorno all'omonima pieve, posta sulla strada da Milano a Lodi.

In età Napoleonica, anno 1809, furono aggregati a San Giuliano i comuni di Carpianello e Zivido. Due anni dopo il comune di San Giuliano venne a sua volta soppresso e aggregato a Viboldone. Tutti i centri recuperarono l'autonomia dopo la costituzione del Regno Lombardo-Veneto, anno 1816.

All'unità d'Italia, anno 1861, San Giuliano contava 394 abitanti. Nel 1869 il comune di San Giuliano venne aggregato, insieme con Sesto Ulteriano e Zivido, al comune di Viboldone.[2] Nel 1870 a Viboldone venne aggregata anche Pedriano.[3]

Nel 1893 il comune di Viboldone assunse la denominazione di "San Giuliano Milanese".[4]

Dopo la seconda guerra mondiale, San Giuliano ha conosciuto un impetuoso sviluppo demografico ed edilizio, favorito dalla vicinanza a Milano e dalla posizione lungo la Via Emilia. Fra le frazioni di Civesio e Sesto Ulteriano, presso l'uscita dell'autostrada, è sorta una vasta zona adibita ad insediamenti produttivi e logistici.

  1. Santa Teresa Gallura
    Comune italiano
  2. Santa Teresa Gallura è un comune di 5.211 abitanti della provincia di Olbia-Tempio. Wikipedia
  3.  
  4.  
  5. Area: 101,2 km²
  6. Meteo: 13 °C, vento O a 23 km/h, umidità 67%
  7. Ora locale: martedì 11:50
  8. Geografia fisica

    Territorio


    La penisola di Capo Testa

    Il paese si snoda su un promontorio che guarda a Nord la costa meridionale della Corsica da cui è separata dalle Bocche di Bonifacio, distante appena 11 miglia da Capo Pertusato, a Nord-Est l'arcipelago della Maddalena, e ad ovest si affaccia sul Mar di Sardegna.

    Storia


    La torre aragonese, simbolo del paese

    Anticamente conosciuta col nome di Longosardo (o Longo sardo), era già in periodo romano un porto di notevole importanza per i traffici commerciali e dal quale veniva portato a Roma il granito estratto nei dintorni; queste informazioni la rendono una localizzazione plausibile dell'antica città di Tibula.

    Le cave di Capo Testa hanno fornito granito per il Duomo e il Battistero di Pisa e, si racconta, anche per il Pantheon di Roma. Intorno al 1263, tale era l'importanza di Longosardo che lo stesso San Francesco di Assisi, che si trovava in Corsica, si recò a visitarla. Dopo le invasioni saracene, la località passò sotto i giudici di Arborea, che vi costruirono un munitissimo castello del quale restano oggi solo miseri resti. Il maniero fu distrutto dai genovesi che vollero così vendicare l'assedio mosso alla fortezza di Bonifacio (Corsica). Alla distruzione del castello seguì lo spopolamento della borgata. La zona divenne rifugio preferito di corsari, banditi e contrabbandieri.

    Un luogo storico di particolare interesse è la Torre di Longosardo (edificata attorno al XVI secolo per ordine del re di Spagna Filippo II) situata sul lembo di roccia più estremo del paese. Quando nel 1720 l'isola passò ai Savoia venne inviato come comandante della torre Francesco Maria Magnon, che capì la necessità di creare un centro abitato nei pressi della fortezza. Il 12 agosto 1808 un decreto di Vittorio Emanuele I diede inizio alla fondazione di Santa Teresa, fu lo stesso re che disegnò la pianta del paese e decise il nome in onore di sua moglie: la regina Maria Teresa d'Asburgo-Este. A 3 km circa dal centro, nasce sotto una pineta secolare la Chiesa del Buoncammino, costruita nel XVII secolo: un luogo di straordinaria quiete e di natura incontaminata.

    Di particolare interesse è la batteria Ferrero: ruderi della seconda guerra composti da postazioni di artiglieria, bunker, caserme, miniere a cielo aperto e collegamenti ferroviari costruiti principalmente per il trasporto di materiale bellico e roccia granitica. Di notevole importanza archeologica sono i siti nuragici di Lu Brandali e La Testa risalenti all'età del bronzo.

 


Geografia

Territorio

Il comune di Villaputzu è situato a otto metri sul livello del mare e si estende per 17 429 ha. Il centro abitato è situato in un breve tratto pianeggiante, creato dai depositi alluvionali del fiume Flumendosa, a ridosso delle colline del Sarrabus. Geograficamente il territorio è suddiviso, da una parte nella sub-regione del Sarrabus e dall'altra parte nel "Salto di Quirra", altra sub-regione condivisa con i Comuni ogliastrini.

Storia

Origini dell'insediamento

La storia di Villaputzu si identifica, andando a ritroso nel tempo fino alle origini dell'insediamento, con quella di Sarcapos, città commerciale e portuale, prima fenicio-punica e successivamente romana. A causa delle frequenti incursioni barbariche, dall'VIII secolo, il villaggio si trasferì nel sito in cui è ubicata l'odierna Villaputzu, che risultava facilmente difendibile in caso di attacco.

Medioevo

In questo periodo ci sono molte denominazioni dello stesso villaggio: Villa Pupus nei registri del Giudicato di Cagliari, Villa Pubussi de Sarrabus in un registro delle imposte pisano, e ancora Pututhi, Pupusti e Pupucci in un arco di tempo che va dal 1316 al 1346. È in questo periodo che viene instaurato nel paese il culto di San Giorgio martire e Santa Caterina d'Alessandria; vennero edificate due chiese per il culto dei due santi: quella di San Giorgio è andata distrutta a causa di un recente cedimento strutturale, mentre quella di Santa Caterina è tuttora esistente ed è la chiesa parrocchiale del paese. Fino al 1258, Villa Pupus fu governata dal Giudicato di Cagliari; la conquista aragonese, sconvolgendo il precedente assetto socio-economico e politico, causò il frazionamento del paese in due insediamenti, Tarruti e Villa Pupusi.

Età moderna

Durante l'annessione della Sardegna ai possedimenti sabaudi e durante il processo di Unità dell'Italia, Villaputzu non gode di particolare importanza, dato che il centro più importante della zona si sposta alla limitrofa Muravera, in cui hanno sede i più importanti uffici dello Stato nel Sarrabus.

Monumenti e luoghi di interesse

Architetture religiose

Chiesa di San Giorgio martire

L'impianto più antico è stato realizzato dai Genovesi, presumibilmente nel XII secolo. Di tale costruzione rimangono alcuni segmenti murari perimetrali, accorpati alla più recente costruzione spagnola del XVI secolo, in stile tardo-gotico; nei primi anni del Novecento è crollata a causa di imponenti cedimenti strutturali. Questa costruzione era costituita da tre navate, quella centrale era divisa dalle laterali da tre arcate poggianti ciascuna su quattro capitelli, sorretti da altrettante colonne. In seguito al crollo sono scomparsi capitelli e colonne, sepolti sotto le macerie della chiesa.

Chiesa parrocchiale di San Giorgio martire


 
La chiesa di San Nicola di Quirra
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Nicola di Quirra.

È una chiesa romanica, situata in località campestre, nel territorio del comune di Villaputzu. È una delle due chiese romaniche della Sardegna realizzate interamente in cotto (l'altra è San Gavino di Lorzia, presso Bono).[2] Venne edificata in età giudicale, tra il XII e il XIII secolo.

Architetture militari

  • Castello di Quirra
  • Torre di Porto Corallo
  • Torre Motta
  • Torre di San Lorenzo
  • Torre di Murtas

La costa

E’ il motivo che più di tutti attrae durante la bella stagione vacanzieri da ogni angolo di mondo. Villaputzu è infatti abbracciata da tante spiagge piuttosto apprezzate, belle da fotografare, da visitare o da vivere in famiglia e con amici. La natura è semplice e genuina, e alle spiagge di sabbia morbida si intervallano belle e impetuose scogliere tutte da scoprire.

Fra le spiagge che è bene far rientrare nel proprio tour c’è quella di Quirra e di Cala di Murtas, la spiaggia foce del Flumendosa, la spiaggia di Porto Corallo e la spiaggia di Porto Tramatzu.

Sono tutte semplici da raggiungere, lo si può fare comodamente in auto e alcune sono immerse nel verde, altre a ridosso di villaggi turistici, alcune attrezzate per ogni evenienza, altre infine selvagge e sincere, come natura comanda. Al visitatore l’imbarazzo della scelta.