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FINANZIAMENTI

Il mutuo è un contratto mediante il quale una parte, detta mutuante, consegna all'altra, detta mutuataria, una somma di denaro o una quantità di beni fungibili, che l'altra si obbliga a restituire successivamente con altrettante cose della stessa specie e qualità.

Si tratta di un contratto reale e può essere sia a titolo gratuito sia a titolo oneroso (detto anche mutuo feneratizio), che si perfeziona con la consegna al mutuatario. È inoltre un contratto tipico la cui nozione è accolta nell'ordinamento giuridico italiano dall'art. 1813 del Codice Civile. La fattispecie regolata dall'art. 1813 è esclusivamente quella del mutuo gratuito, da non confondersi con i mutui finanziari, che possono validamente concludersi con il mero consenso.

Una tra le figure più diffuse nella prassi è il mutuo immobiliare, concesso per soddisfare esigenze di denaro in qualche modo collegate all'acquisto di un bene immobile per compravendita (o, nel caso di fabbricati, anche per costruzione). Il giorno della compravendita, in presenza di acquirente, venditore, e funzionario della banca, il notaio pubblica due atti: il rogito che trasferisce la proprietà dell'immobile, e l'atto di mutuo immobiliare fra banca e acquirente, allegando il piano di ammortamento.

Una particolare forma di mutuo immobiliare è il mutuo fondiario: si tratta di un mutuo immobiliare con particolari caratteristiche di durata (superiore a 18 mesi) e rapporto tra somma mutuata e valore della garanzia (non superiore all'80% secondo la legislazione vigente).

In applicazione della precedente normativa sul credito fondiario, mutuo fondiario poteva venir concesso soltanto da alcuni (pochi) istituti di credito espressamente autorizzati, che svolgevano tale attività in via principale o disponevano al loro interno di una apposita Sezione Autonoma di Credito Fondiario (SACF); in seguito, anche in considerazione della crescente presenza di operatori stranieri sul mercato specifico, tale forma tecnica è stata consentita a tutti gli intermediari finanziari.

In ogni caso, il mercato dei mutui oggettivamente resta pesantemente sbilanciato in favore dei mutuanti (in genere le banche), che propongono i loro prodotti in forma di offerta unilaterale, con scarsissimo margine di negoziabilità da parte del mutuatario in ordine alle condizioni economiche ed alle altre condizioni contrattuali. L'attività di ricerca e mediazione tra banca e cliente viene svolta dal mediatore creditizio. È vero per contro che lo snellimento delle procedure ha consentito la presentazione di una gamma di prodotti di buona articolazione. Essendo contrattualizzato, non è modificabile unilateralmente da una delle parti.

                                                                             informazione

Mutui

 

Cosa è un mutuo?

Il mutuo è un finanziamento a medio lungo termine erogato da un Istituto di Credito,una Banca o una Società Finanziaria con applicazione di tassi d’interesse per la restituzione.
Generalmente un mutuo viene richiesto per acquistare, costruire o ristrutturare la propria abitazione principale (prima casa) oppure per acquistare o ristrutturare la casa per le vacanze (seconda casa).
L'Istituto di Credito, a garanzia del finanziamento, richiede un'ipoteca sull'immobile che si acquista.

 

 

Glossario

Spread: Tasso applicato dalla Banca come ricavo sull'operazione

Tasso Irs: Parametro di riferimento del mutuo a Tasso Fisso. Varia in base alla durata del Mutuo e viene diffuso quotidianamente dalla Federazione Bancaria Europea. In caso di mutuo a tasso fisso il Tasso di Interesse completo viene così calcolato Spread + Tasso Irs

Tasso Euribor: Parametro di riferimento del mutuo a Tasso Variabile. La Banca sceglie quale durata di Euribor da applicare (a 1 mese, 3 mesi etc…). In caso di mutuo a tasso variabile il Tasso di Interesse completo viene così calcolato Spread + Tasso Euribor

Tasso BCE: Alternativa al tasso Euribor, caratterizzato da una maggiore stabilità. Viene diffuso dalla Federazione Bancaria Europea

Mutuo a tasso fisso: quando la rata del mutuo non varia durante la durata del prestito.

Mutuo a tasso variabile: quando la rata del mutuo varia in dipendenza di determinati parametri (essenzialmente il Tasso Euribor/BCE)

Mutuo a tasso misto: quando è prevista l'applicazione in tempi determinati e successivi, sia del tasso fisso che del tasso variabile.

Mutuo variabile con CAP: quando la rata del mutuo varia durante la sua durata entro un certo tetto massimo (CAP)

Spese di istruttoria: Rimborso, richiesto dalla Banca, delle spese sostenute per l'apertura della pratica ed i relativi aggiornamenti.

 

Imu e Tasi, tutto quello che c’è da sapere sulle tasse sulla casa . Speciale sul Sole 24 Ore del 30 novembre

Il prossimo 16 dicembre si torna alla cassa per Imu e Tasi, le imposte municipali sugli immobili. Sarà l'ultima scadenza per la Tasi sulla prima casa, salve le eccezioni per case “di lusso”, ville, palazzi e castelli: così propone infatti il disegno di legge di Stabilità 2016, ancora in discussione al Parlamento. ...

 

 

ULTIMISSIMA 04 NOVEMBRE 2016 !!!!

Normativa secondaria di attuazione della Direttiva mutui (MCD)
 

RELAZIONE SULL’ANALISI D’IMPATTO
1. Introduzione
Con la direttiva 2014/17/UE Mortgage Credit Directive (di seguito MCD o Direttiva) il
legislatore comunitario ha disciplinato l’offerta ai consumatori di contratti di credito
immobiliare con l’obiettivo di accrescere la protezione del consumatore quale contraente
debole e favorire la concorrenza su questo mercato all’interno dell’Unione Europea.1
Il recepimento in Italia di tali norme ha comportato anzitutto modifiche al Testo
Unico bancario (TUB), con particolare riferimento alle norme relative alla trasparenza
delle condizioni contrattuali, agli agenti e mediatori e alle sanzioni. Il completamento del
quadro normativo nazionale richiede l’emanazione di disposizioni di natura secondaria da
parte del CICR e della Banca d’Italia per la definizione delle norme di dettaglio.
La presente analisi, redatta in conformità con le Linee guida sull’analisi di impatto
della regolamentazione2, accompagna il documento di consultazione concernente le
disposizioni di natura secondaria attuative della MCD e si sofferma su alcune selezionate
aree tematiche per le quali esiste un certo grado di discrezionalità ed è stato pertanto
possibile identificare delle opzioni. In particolare, rilevano i seguenti ambiti: i)
l’informativa precontrattuale c.d. generalizzata; ii) i finanziamenti in valuta estera.
2. Le aree di indagine e le opzioni regolamentari
2.1 L’informativa precontrattuale generale.
All’obiettivo di promuovere la sostenibilità nell’erogazione e assunzione dei prestiti e
garantire un adeguato livello di protezione ai consumatori che sottoscrivono contratti di
credito relativi a beni immobili corrispondono, tra l’altro, diversi obblighi informativi in
capo ai soggetti finanziatori. E’ necessario che gli intermediari rendano disponibili ai
consumatori sia informazioni generali, chiare e comprensibili, sulla gamma di prodotti e
1 La Direttiva introduce inoltre norme sui canali distributivi e di comportamento.
2 Circolare della Banca d’Italia n. 277/2010, “Linee guida per l’analisi di impatto della
regolamentazione”.
2
servizi offerti e sulle principali caratteristiche degli stessi, sia informazioni personalizzate,
che consentano di comparare le diverse offerte di credito sul mercato e di prendere una
decisione ponderata sull’opportunità di finalizzare un contratto di credito.
L’informativa personalizzata è oggetto di armonizzazione massima, sotto il profilo
sia sostanziale (contenuti), sia formale (al consumatore deve essere consegnato il prospetto
informativo europeo standardizzato, di seguito PIES). Differentemente, per l’informativa
generale la MCD prescrive i contenuti minimi3 ma non specifici requisiti formali. Pertanto,
in relazione a questo aspetto, l’adeguamento alla Direttiva potrebbe avvenire secondo
differenti modalità. Al riguardo, sono state identificate e sottoposte a valutazione le
seguenti opzioni:
o H1, rappresentazione in forma libera dei contenuti dell’informativa
precontrattuale generale da parte dei soggetti finanziatori;
o H2, rappresentazione dei contenuti dell’informativa precontrattuale
generale secondo precisi criteri di forma, come riportati nel foglio
informativo sui mutui già standardizzato dalla Banca d’Italia nel 2009,
opportunamente modificato per garantire che i contenuti informativi minimi
siano quelli previsti dalla Direttiva4.
o H3, rappresentazione dei contenuti dell’informativa precontrattuale
generale secondo precisi criteri di forma, riprendendo la struttura del
PIES, con eventuali semplificazioni.
La valutazione delle opzioni sopra esposte muove dalla constatazione che la
standardizzazione e la semplificazione favoriscono la comprensibilità e la comparabilità
delle offerte. E’ infatti ormai provato che il consumatore può incontrare limiti
nell’elaborare le informazioni che gli vengono fornite5; l’esigenza di tutela non si esaurisce
pertanto nel sanare le asimmetrie informative rispetto al soggetto finanziatore ma nel
3 Cfr. art. 13 MCD e 120 novies del TUB.
4
Sotto il profilo dei contenuti, l’informativa precontrattuale generale che attualmente le banche
italiane forniscono in conformità alla normativa vigente richiede un insieme di informazioni
differente rispetto a quelle minime richieste dalla MCD. In particolare, il recepimento della
Direttiva porterà pertanto a un incremento delle informazioni disponibili, attraverso l’inserimento
all’interno del foglio informativo generale delle informazioni su garanzie accettate, valute
disponibili, servizi accessori, consulenza e conseguenze in caso di inadempimento da parte del
cliente.
5
Ad esempio, si veda Earl P. (2005), “Behavioural Economics and the Economics of Regulation”, New
Zealand Ministry of Economic Development. Una più ampia rassegna della letteratura sul tema è
disponibile nella Relazione sull’Analisi d’Impatto sulla revisione della disciplina secondaria sulla
trasparenza condotta dalla Banca d'Italia e pubblicata nel luglio del 2009.
3
fornire un set di informazioni strutturato in maniera da risultare di agevole lettura e
comprensione, anche al fine del paragone con i documenti informativi di altri
intermediari. D’altra parte, l’assenza di una completa razionalità del consumatore e la
difficoltà di elaborare le informazioni hanno da anni portato ad una disciplina di
“trasparenza” che mira a mettere a disposizione del consumatore informazioni non in
forma libera bensì in forma standardizzata e semplificata, in linea con le migliori pratiche
a livello internazionale6.
In una logica di costi-benefici associati alle opzioni, la rappresentazione
dell’informativa precontrattuale secondo precisi criteri di forma (opzione H2) appare
preferibile a quella basata sulla “forma libera” (opzione H1), perché più efficace sotto il
profilo della comprensibilità e della tutela offerte al consumatore. Relativamente alla scelta
dei criteri formali da adottare, si ritiene che l’opzione H2 (foglio informativo
standardizzato mutui) sarebbe preferibile all’opzione H3 (PIES): infatti a essa
corrisponderebbero minori oneri per le banche che, con l’opzione H2, potrebbero
utilizzare una tipologia di informazione standardizzata già conosciuta e sperimentata;
inoltre, il foglio informativo avrebbe un contenuto informativo snello, più adatto a una
prima fase di conoscenza delle offerte disponibili sul mercato.
2.2 I finanziamenti in valuta estera: il diritto di conversione e il
corrispettivo.
Negli anni che hanno preceduto la crisi finanziaria si è assistito in Europa ad un
rapido incremento del credito denominato in valuta estera. A tale dinamica hanno
contribuito, dal lato dell’offerta, condizioni di funding particolarmente favorevoli nonché,
dal lato della domanda, differenziali tra i tassi d’interesse che rendevano particolarmente
attrattivo l’indebitamento in valuta diversa da quella del paese di residenza. Il fenomeno,
che si è parzialmente ridimensionato negli anni successivi alla crisi, ha interessato
prevalentemente i paesi non appartenenti all’area dell’Euro e solo marginalmente l’Italia
(Fig. 1).
6
Nell’ambito degli High level principles on financial consumer protection promossi dal G-20
nell’ottobre 2011 si afferma, a proposito di trasparenza e informativa da fornire ai clienti:
“Standirdised pre-contractual disclosures practices should be adopted where applicable and possible to allow
comparisons between products and services of the same nature”.
4
Figura 1: quota dei prestiti in valuta estera sul totale dei prestiti al settore reale in
Europa
Fonte: Yeşin, Pınar (2013), “Foreign Currency Loans and Systemic Risk in Europe”, Federal Reserve Bank of St Louis
Review, Vol. 95, Issue 3, May/June 2013, pages 219-235. Dati a giugno 2013.
La resilienza del sistema finanziario può risentire di movimenti dei tassi di cambio che
possono inficiare la capacità dei prenditori di ripagare il debito denominato in valuta
estera: pertanto, tanto gli intermediari quanto i prenditori devono valutare adeguatamente
i rischi connessi all’erogazione di tale forma di credito. Il legislatore europeo ha ritenuto
che, a fronte dei significativi rischi insiti nei prestiti in valuta estera, si rendessero
necessarie misure atte a tutelare il consumatore, sia accrescendone la consapevolezza dei
rischi assunti che limitando l’esposizione al rischio di cambio. A quest’ultimo riguardo è
stato riconosciuto agli Stati membri la possibilità di agire riconoscendo il diritto alla
conversione o la messa a punto di meccanismi volti a limitare il rischio di cambio e, nel
recepimento della Direttiva, il legislatore nazionale ha scelto di tutelare il consumatore
riconoscendogli il diritto alla conversione7. Tale diritto può essere esercitato però solo al
ricorrere di determinate condizioni, in termini di variazione minima del tasso di cambio.
Inoltre, l’esercizio del diritto si accompagna alla necessità di corrispondere al finanziatore,
se previsto dal contratto, un corrispettivo onnicomprensivo. Ai fini della presente analisi
di impatto si assume che, per la determinazione del corrispettivo, il finanziatore tenga
conto della natura e dell’entità degli oneri sostenuti per la conversione.
Al riguardo, va osservato preliminarmente che definire un corrispettivo per
l’esercizio del diritto di conversione, congruo per entrambe le parti coinvolte, non è un
7 Cfr, art. 23 comma 1, MCD e art. 120 quaterdecies del TUB.
5
esercizio agevole. Per l’intermediario, il corrispettivo dovrebbe tenere conto di tutti gli
oneri sostenuti a fronte dell’esercizio del diritto di conversione da parte del cliente, legati
sia alla copertura del rischio di cambio, sia alle spese amministrative associate alla
procedura di conversione vera e propria. In merito al primo aspetto, l’erogazione di un
finanziamento in una valuta differente da quella di ordinaria operatività comporta per
l’intermediario un rischio di cambio la cui copertura può dar luogo all’insorgere di costi8.
Poiché in caso di conversione del prestito in valuta tali costi sarebbero irrecuperabili (c.d.
sunk costs), il corrispettivo dovrebbe consentirne il recupero da parte dell’intermediario.
D’altra parte, in caso di conversione della valuta del finanziamento, l’intermediario è
chiamato a sostenere ulteriori costi, di natura amministrativa. In particolare, questa
seconda categoria di oneri è associata al costo per il personale impiegato nell’istruttoria
(verosimilmente semplice) che conduce alla nuova denominazione della valuta del
prestito. E’ anche vero che l’inclusione degli oneri amministrativi tra gli elementi di costo
da considerare per la determinazione del corrispettivo e la corrispondente imputazione
alla pratica di conversione appare complessa, specie in realtà aziendali di minori
dimensioni, prive di una contabilità analitica.
Per il soggetto finanziato, il valore del corrispettivo da versare dovrebbe essere tale
da non rendere economicamente non conveniente – e dunque di fatto impraticabile –
l’esercizio della conversione. Oltre al valore del corrispettivo, un ulteriore elemento che
rileva per il soggetto finanziato è quello della trasparenza. Tale aspetto è declinabile sia in
un’accezione ristretta (per cui si darebbe comunicazione delle sole condizioni praticate),
sia in un’accezione più ampia (per cui l’intermediario comunicherebbe non solo le
condizioni praticate, ma anche la metodologia attraverso cui si giunge alla quantificazione
del corrispettivo stesso). Il cliente ha un chiaro interesse a conoscere, prima della
sottoscrizione del contratto, i criteri/il corrispettivo richiesto dalla banca per riconoscere il
diritto di conversione, così come a ricevere dal finanziatore un’informativa periodica sul
costo stesso.
Assunto che il soggetto finanziatore tiene conto, nella definizione dell’eventuale
corrispettivo, della natura e dell’entità degli oneri sostenuti in relazione all’erogazione del
credito in valuta, e posto che non è opportuno considerare tra le componenti di costo gli
oneri amministrativi, vengono in rilievo le seguenti opzioni normative:
8 Ad esempio, l’intermediario potrebbe coprirsi dal rischio di variazioni del valore dei flussi di
cassa generati dal finanziamento in valuta estera attraverso l’acquisto di contratti derivati sul tasso
di cambio; in questo caso, l’onere associato al finanziamento sarebbe quello relativo all’acquisto
delle protezioni.
6
o H1, il soggetto finanziatore quantificherebbe in autonomia il corrispettivo,
fornendo al consumatore informazioni sul suo ammontare. Il soggetto
finanziatore potrebbe determinare il compenso in autonomia, fermo il limite
massimo che consiste negli oneri finanziari sostenuti. L’informativa resa al
cliente includerebbe un’indicazione sulle modalità di determinazione de
corrispettivo e sull’entità dello stesso, nel caso in cui fosse esercitato il diritto
di conversione.
o H2, il soggetto finanziatore quantificherebbe in autonomia il corrispettivo,
sulla base di procedure interne formalizzate, fornendo al consumatore
informazioni sul suo ammontare. Al pari dell’opzione H1, il consumatore
dovrebbe essere informato, in modo chiaro ed esaustivo, delle modalità di
determinazione del corrispettivo e della misura dello stesso. Nel contempo,
per garantire la coerenza dell’entità del corrispettivo con gli oneri finanziari
effettivamente connessi all’erogazione del credito in valuta, la banca
dovrebbe dotarsi di procedure organizzative e di controllo interno idonee a
consentire la ricostruzione delle modalità di determinazione degli oneri
finanziari considerati.
o H3, definizione in sede di regolamentazione della formula per la
quantificazione del corrispettivo onnicomprensivo, che tenga conto degli
oneri finanziari che l’intermediario è chiamato a sostenere in sede di
conversione del finanziamento. Rimarrebbe fermo l’obbligo di informativa
circa la misura del corrispettivo da riconoscere in applicazione della formula
regolamentare.
Le prime due opzioni sono sostanzialmente equivalenti sotto il profilo della
trasparenza nei confronti del debitore che viene messo in condizione di conoscere gli
elementi informativi utili per decidere in merito alla conversione9. L’opzione H2 è però più
tutelante per il cliente dal momento che prevede che il corrispettivo sia calcolato non solo
sulla base di quanto stabilito nel contratto, ma anche seguendo una procedura interna
formalizzata (che, come tale, potrà anche costituire oggetto di controllo da parte della
Banca d’Italia). I costi di compliance aggiuntivi connessi a questa opzione non dovrebbero
essere elevati, essendo ipotizzabile che il finanziatore si sarebbe dotato di una procedura
interna pur in assenza di un obbligo legale.
9
Il corrispettivo da pagare, quale elemento di costo, dovrà essere messo in relazione all’entità
dell’apprezzamento del cambio e della maggiore onerosità della rata per valutare la convenienza
economica della conversione.

6
o H1, il soggetto finanziatore quantificherebbe in autonomia il corrispettivo,
fornendo al consumatore informazioni sul suo ammontare. Il soggetto
finanziatore potrebbe determinare il compenso in autonomia, fermo il limite
massimo che consiste negli oneri finanziari sostenuti. L’informativa resa al
cliente includerebbe un’indicazione sulle modalità di determinazione de
corrispettivo e sull’entità dello stesso, nel caso in cui fosse esercitato il diritto
di conversione.
o H2, il soggetto finanziatore quantificherebbe in autonomia il corrispettivo,
sulla base di procedure interne formalizzate, fornendo al consumatore
informazioni sul suo ammontare. Al pari dell’opzione H1, il consumatore
dovrebbe essere informato, in modo chiaro ed esaustivo, delle modalità di
determinazione del corrispettivo e della misura dello stesso. Nel contempo,
per garantire la coerenza dell’entità del corrispettivo con gli oneri finanziari
effettivamente connessi all’erogazione del credito in valuta, la banca
dovrebbe dotarsi di procedure organizzative e di controllo interno idonee a
consentire la ricostruzione delle modalità di determinazione degli oneri
finanziari considerati.
o H3, definizione in sede di regolamentazione della formula per la
quantificazione del corrispettivo onnicomprensivo, che tenga conto degli
oneri finanziari che l’intermediario è chiamato a sostenere in sede di
conversione del finanziamento. Rimarrebbe fermo l’obbligo di informativa
circa la misura del corrispettivo da riconoscere in applicazione della formula
regolamentare.
Le prime due opzioni sono sostanzialmente equivalenti sotto il profilo della
trasparenza nei confronti del debitore che viene messo in condizione di conoscere gli
elementi informativi utili per decidere in merito alla conversione9. L’opzione H2 è però più
tutelante per il cliente dal momento che prevede che il corrispettivo sia calcolato non solo
sulla base di quanto stabilito nel contratto, ma anche seguendo una procedura interna
formalizzata (che, come tale, potrà anche costituire oggetto di controllo da parte della
Banca d’Italia). I costi di compliance aggiuntivi connessi a questa opzione non dovrebbero
essere elevati, essendo ipotizzabile che il finanziatore si sarebbe dotato di una procedura
interna pur in assenza di un obbligo legale.
9
Il corrispettivo da pagare, quale elemento di costo, dovrà essere messo in relazione all’entità
dell’apprezzamento del cambio e della maggiore onerosità della rata per valutare la convenienza
economica della conversione.
7
L’effettiva praticabilità della terza opzione appare minima. Uniformare il calcolo del
corrispettivo attraverso una formula nota ex ante e identica per tutti gli intermediari
garantirebbe un’elevata trasparenza e una significativa comparabilità delle condizioni
praticate. Tuttavia, l’effettiva valutazione dei costi associati alla conversione del prestito
può variare notevolmente (in funzione ad esempio delle diverse prassi aziendali, del risk
appetite dell’intermediario e della relativa strategia di copertura dal rischio di cambio,
dell’efficienza nel condurre l’istruttoria interna per il ricalcolo delle condizioni nella nuova
valuta etc.). Un approccio indifferenziato come quello definito nell’opzione H3 appare
dunque non percorribile.
In una logica costi-benefici, si ritiene preferibile l’opzione H2. Ai più elevati benefici
in termini di tutela del cliente rispetto all’opzione H1, corrisponderebbero costi di
compliance solo moderatamente più elevati.
 

fiere

A Restructura l’edilizia «a km zero» e la scoperta dell’efficienza sul territorio: dalla paglia ai rifugi


Ecologico. Altamente efficiente. Soprattutto, a chilometri zero. Perché la paglia, impiegata per la costruzione e coibentazione dell’edificio, viene ritirata a otto chilometri di distanza dalla casa. Il modulo abitativo Eco Pod, ubicato a Coazze e realizzato in paglia, legno di abete bianco piemontese certificato e pietra della Valsusa, per le fondamenta, è una delle architetture innovative che domani potrà essere visitato da chi partecipa a ...

 

congiuntura

Nomisma: crisi immobiliare alle spalle, ma la risalita sarà lenta. Compravendite in rialzo, prezzi ancora giù


«Il mercato immobiliare italiano si è lasciato alle spalle la pesante crisi degli ultimi sette anni ma la risalita sarà lenta e non priva di insidie». È lo scenario che traccia Nomisma nell'Osservatorio sul mercato immobiliare presentato oggi 25 novembre a Milano in collaborazione con Intesa Sanpaolo Private Banking. In attesa dei dati ufficiali dell'Agenzia delle Entrate sul terzo trimestre che saranno diffusi la prossima settimana, l'istituto ...

Spread ancora in calo. E sale la quota di domande di mutuo finalizzata all’acquisto


Dimuiscono ancora gli spread applicati ai mutui. E, fermo restando la forza delle surroghe, aumenta la componente della domanda legata all’acquisto della casa. In un contesto di tassi ai minimi storici e prezzi bassi (e ancora in lieve diminuzione) sembrano esserci tutte le premesse per un consolidamento della graduale ripresa che si sta registrando nel campo delle compravendite residenziali. È il quadro che emerge dalla Bussola Crif- ...

Plus24 Risparmio & Famiglia / Le cose da sapere sui mutui


I lettori possono inviare con e-mail i propri quesiti in materia di risparmio, acquisti e consumi all’indirizzo risparmioefamiglia@ilsole24ore.com

ORA IL MUTUO VARIABILE È ANCHE CON IL FLOOR

Sto per comprare casa. Ovviamente con il mutuo, non avendo ampia disponibilità liquida. Ho fatto un po' di preventivi in giro e molto probabilmente opterò per un mutuo a tasso variabile, visto che la rata che mi viene fuori è più bassa rispetto al tasso fisso. Tra i vari preventivi che mi hanno dato c'è ne sono un paio che presentano un variabile con floor. Di cosa si tratta? ...